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Come difendersi dalla violenza e dal maschilismo

Il mondo maschilista

Forse non esiste luogo ed epoca in cui la donna non abbia dovuto subire soprusi, ingiustizie, umiliazioni e violenze da parte dell’uomo. Fatta eccezione per una manciata di uomini, la società umana è, per definizione, maschilista. Questa affermazione si presterà certamente ad aspre critiche da parte del mondo maschile che intende perpetuare indisturbato la propria tirannia nel silenzio/assenso delle sue vittime. Molti ammettono l’esistenza del maschilismo seppur relegandolo in altri luoghi e distante dalle responsabilità personali. Così, ogni paese punta il dito scandalizzato sulle barbarie dell’altra come se tale illecito fosse inesistente nella propria.

Ci sono molte forme di maltrattamenti maschilisti: disparità professionali e sfruttamento, ricatti sessuali, intimidazioni (4 milioni di donne in Italia hanno subito stalking), tra le mura domestiche e nei rapporti di coppia. Basti pensare all’ineguaglianza dei diritti e dei doveri attribuiti ai due sessi. Alla donna viene richiesto di pulire casa, lavare piatti, stirare, pulire i bambini, lavare indumenti, aggiungendo queste mansioni ad un lavoro impiegatizio o di altro genere. In pagamento esse ricevono troppo spesso insensibilità, mugugni e il mutismo di mariti che si trascinano in uno stato di morte apparente e si risvegliano solo quando è il momento di chiedere il debito coniugale. E, per molte donne sposate, quel debito viene estorto con le lamentele, la rabbia e il ricatto differendo poco dalla violenza sessuale vera e propria.

Anche la sorte delle discussioni nella coppia vengono piegate in forza dell’ostinazione maschile alla dominazione in sostituzione del dialogo.

 

La prostituzione e il maschilismo

Un’altra chiara dimostrazione di quanto sia scarso il valore che l’uomo dà alla donna sta nell’esistenza stessa della prostituzione e del turismo sessuale. Nel 1949, l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato la “Convenzione per la soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione altrui”, affermando che la prostituzione forzata è incompatibile con la dignità umana. Gli Italiani sono in testa alla classifica del turismo sessuale mentre il restante mondo si adopera a tallonare questo primato. Eppure è sufficiente possedere il minimo sindacale dell’intelletto per capire che il mondo della prostituzione è fatto di mercificazione pregno di sofferenza fisica e mentale dove l’egoismo e lo sfruttamento regnano indisturbati. E anche quando la prostituta fa questo lavoro per volontà propria senza alcuna costrizione bisogna ricordare che pagare per sesso equivale ad impiegare una donna come un oggetto usa e getta e non come un essere umano che va rispettato.

 

L’orrore più grande

In cima alla classifica delle più meschine manifestazioni maschiliste troviamo le violenze a sfondo sessuale. In Italia circa 7 milioni di donne hanno subìto nel corso della propria vita una violenza di cui il 21% violenza sessuale. Gli stupri superano i 700 mila casi e 800 mila sono i tentati stupri. Circa il 70% degli stupri viene commesso da un partner attuale o precedente. Lo stupro assieme alla pedofilia sono le massime manifestazioni della bassezza del mondo maschile in cui si trasforma un altro essere umano in uno schiavo per il puro compiacimento basso-ventrale. L’apoteosi della decadenza umana.

 

Conoscere i punti deboli dell’aggressore

Sarebbe bello poter bloccare questo fenomeno, ma è inutile perseguire utopie. Le violenze fisiche e sessuali non potranno che aumentare.

Se non è possibile arginare il pericolo possiamo imparare a difenderci da esso. Una buona difesa va fatta su due piani: fisico e psicologico. Una mente forte è meno vulnerabile alla sofferenza e meno raggiungibile all’attacco diretto. La vittima, salvo eccezioni, non è il prodotto di una casualità poiché un aggressore sceglie accuratamente le proprie vittime. Indipendentemente dal genere di violenza (mobbing, bullismo, stupro o tentato stupro, coercizioni, intimidazioni, colluttazioni familiari e così via), ci sono elementi in comune che permettono di proteggerci. Uno tra questi è il fatto che un aggressore cerca sempre il soggetto più debole, più vulnerabile, sensibile, incapace di difendersi, sia sul fronte fisico che mentale. Un bullo non andrà a sfidare il capobranco né lo stupratore cerca la campionessa di Judo. A sua volta uno stupratore si nutre della paura della sua vittima. La paura lo eccita e lo incentiva. Questo spiega perché le violenze sessuali non vengono quasi mai perpetrate su persone svenute. Il violentatore ha bisogno di vedere la sottomissione e il terrore di chi sta stuprando. Quindi ci sono debolezze psicologiche nel carnefice che si possono sfruttare a proprio vantaggio. Queste debolezze sono:

  • Teme di essere preso.
  • Cerca di non essere riconosciuto.
  • Evita vittime forti poiché teme chi ha forza e decisone.
  • Cerca chi ha paura ed è insicuro.
  • Sottovaluta la capacità di reagire della sua vittima ideale.
  • Desidera ardentemente vedere la paura nella sua vittima
  • Cerca una vittima con certe caratteristiche fisiche. Uno stupratore ha delle preferenze e dunque delle avversioni.

Ecco i deterrenti psicologici che mettono in crisi l’attaccante:

  • Non mostrare paura o sofferenza.
  • Mostra coraggio, sicurezza, determinazione e forza.
  • Afferrare un oggetto che può ferire e minacciare. Uno spray anti aggressione se lo possiedi
  • Usare una voce imperativa e sonora
  • Non mostrarsi inferiore
  • Non urlare “Aiuto”, ma devi urlare ad alta voce le caratteristiche fisiche dell’aggressore (colore e taglio dei capelli, barba, tatuaggi, orecchini, cicatrici, colore occhi, vestiti, altezza…). Questo spaventa l’attaccante e se si trova una persona che può tenerli testa tenderà a fuggire.
  • Riguardo al punto 7 dei punti deboli, se lo stupratore riesce a superare i suddetti punti, è necessario crearli disgusto. Ci si mette il dito in bocca e ci si vomita addosso. Questo potrebbe far sorridere ma si tocca il tasto del disgusto. L’odore e il vomito spalmato sul corpo genera una tale repulsione da eliminare il desiderio dello stupratore. Viene a mancare l’elemento centrale: la bramosia!

 

Come sviluppare una difesa efficace

Dovresti avere capito che più forte sei a difenderti, meno paura hai e minore sarà la possibilità di subire un’aggressione. Naturalmente questo genere di controllo emozionale può non essere scontato e richiedere un addestramento. In tal caso ti suggerisco di fare un percorso per sviluppare questa capacità. Personalmente io offro dei corsi di Intelligenza emotiva e di difesa personale. Entrambi hanno lo scopo di fornire strumenti di consolidamento psicologico sul fronte delle paure da superare.

Il corso di intelligenza emotiva utilizza un metodo chiamato Rimodellamento Neuro Percettivo che ha la particolarità di modificare le percezioni nell’arco di pochi secondi. Si fonda su più approcci psicologici. È un metodo che ha come scopo l’utilizzo consapevole del proprio potenziale per porre al momento del bisogno le emozioni (paura, insicurezza…) sotto il dominio della volontà.

La difesa personale che insegno si chiama Fast Reaction (vedi video vedi sito). È il prodotto di più discipline nelle arti marziali e si completa con una difesa mentale. Fast Reaction fornisce strumenti tecnici per per potersi svincolare e fuggire dall’aggressione. Va da sé che conoscere le tecniche per difendersi aumenta la percezione di sicurezza e di forza interiore. Una donna che vuole rovesciare l’esito di un’aggressione fisica necessita indubbiamente di un addestramento in manovre marziali al fine di compensare la sua minore forza muscolare e presenza fisica. Indipendentemente da ciò che io propongo, puoi trovare degli ottimi insegnamenti dove abiti in scuole che praticano Wing Chun, Ju Jitsu, Jeet Kune Do, Krav Maga o in corsi mirati di difesa personale. L’importante è possedere un addestramento alla difesa.

 

I 4 livelli di difesa nella Fast Reaction

Ci sono quattro livelli di difesa da utilizzare in base al tipo di attacco. Ji sta per livello in cinese tradizionale.

 

Livello 1:

Finalità dell’aggressore: Preparazione all’attacco. Vuole intimidire.

Risposta Fast Reaction: Tecniche psicologiche di dissuasione – Jiémù – Mostrare – (dal cinese tradizionale)

Quando ci sono persone che provocano nel tentativo di vedere il tuo livello di resistenza per poi proseguire nelle ostilità. È il caso della fase pre-mobbing o pre-bullismo: l’aggressore cerca di capire se puoi essere la vittima ideale. La difesa è solo psicologica. Si mettono in atto una serie di strategie psicologiche che dichiarano la tua forza e preparazione, che non ti fai intimidire e che è meglio desistere. Si usano posture, espressioni facciali, frasi, toni, sguardi e il movimento per mettere l’avversario in una situazione critica di paura, dubbio, perplessità, confusione e preoccupazione. In altre parole devi essere percepito come un soggetto Alfa (un leader, uno da rispettare) e gli aggressori non si azzarderanno a fronteggiarti.

 

Livello 2:

Finalità dell’aggressore: Attacco moderato. Vuole intimorire e sottomettere.

Risposta Fast Reaction: Tecniche psicologiche e fisiche di allontanamento – Qìngchù – Allontanare – (dal cinese tradizionale)

L’attaccante cerca di accorciare le distanze ma con cautela. Sta ancora valutando la tua pericolosità come avversario. Si utilizzano le regole psicologiche precedenti e, se l’altro tenta di afferrarti, vengono adottate tecniche di allontanamento e svincolamento. Quando l’altro si accorge della tua prontezza, sicurezza e addestramento tenderà a retrocedere.

 

Livello 3:

Finalità dell’aggressore: Attacco forte. Vuole dominare e fare male.

Risposta Fast Reaction: Tecniche mentali e tecniche fisiche di svincolamento, immobilizzazioni con pugni, calci, leve – Fàbù – Svincolare – (dal cinese tradizionale)

L’aggressione avviene ma lo scopo non è letale o invasivo come lo stupro. Serve usare il controllo emotivo, la concentrazione e usare precise strategie marziali con colpi assestati in modo tale da bloccare, fare male con lo scopo di sottrarsi al pericolo e fuggire.

 

Livello 4:

Finalità dell’aggressore: Attacco distruttivo. Vuole ferire, violentare, uccidere.

Risposta Fast Reaction: Tecniche mentali auto-riferite e tecniche fisiche di blocco dell’aggressore – Kuài – Bloccare – (dal cinese tradizionale)

Siamo di fronte all’evento peggiore: l’aggressore cerca di ledere, stuprare o uccidere. La difesa deve essere veloce colpendo su punti che bloccano l’attacco. L’effetto è lo svenimento dell’aggressore o delle lesioni corporali che ne impediscono il proseguimento (fratture, slogature, rotture di punti vitali ecc…). Lo scopo è ovviamente sempre fuggire, ma la risposta è proporzionale all’aggressione e dunque può essere lesiva per l’aggressore.

 

Quale difesa preferire: fisica o mentale?

La difesa è una sola e include sia la mente che il corpo. Ci sono atleti preparati in arti marziali che hanno perso contro persone sprovvisti di conoscenze marziali a causa della paura. Le emozioni fuori controllo sono più minacciose dell’aggressione stessa perché possono portati a reagire in modo tale da esporti ulteriormente. Ma se anche la tua mente è forte, anche se non temi il dolore e hai coraggio da vendere, ma non hai competenze sul come difenderti fisicamente, rischierai di subire comunque la violenza.

Quindi il mio suggerimento è colmare le tue lacune sui due fronti.

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Come difendersi dal maschilismo

“Nella vita abbondano i maschi, scarseggiano gli uomini. (Bette Davis).”

Il maschilismo non si vince né si estingue. Come donna devi solo imparare a conviverci e a non farti schiacciare. La soluzione è dunque squisitamente psicologica: impara a sviluppare forza e capacità di sostenere la pressione. Più sarai forte e non scalfibile e più in difficoltà saranno i maschi che vogliono farti soccombere.

Consigli:

  • Fai corsi di comunicazione persuasiva per far valere i tuoi diritti
  • Non accettare le regole quando esse sono ingiuste
  • Sii pronta a denunciare le aggressioni
  • Non mostrare debolezza
  • Non piangere davanti all’uomo che ti vuole sottomessa: altrimenti si sentirà forte e saprà che può ferirti
  • Non urlare di rabbia perché se lo fai mostri di essere stata ferita e manifesti la tua vulnerabilità. Piuttosto ma con tono basso, scandendo le parole con fermezza e guarda negli occhi il tuo avversario
  • Non tollerare le offese (poiché ti toglie dignità) e quando succede sii pronta a tua volta a togliere qualcosa a lui
  • Non accettare rapporti sessuali con chi non ti dà onore. Il sesso va vissuto per amore e non per dovere.
  • Rispetta a tua volta il tuo interlocutore e rimani femminile. Ci sono già abbastanza maschi senza che tu ti trasformi in uno di loro.

Per saperne di più clicca sulle voci evedenziate su “Come sviluppare una difesa efficace”.

Buona vita.

Articolo a cura di Florian Cortese

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